Marrocco: “Troppi tagli alla polizia di stato. La prevenzione della criminalità ha un costo”

Solo quattro volanti della polizia per turno, un taglio di un miliardo e mezzo di investimenti sulla sicurezza dal 2014, una perdita di 25 mila unità del corpo di polizia negli ultimi dieci anni. Sono numeri impietosi quelli che elenca Antonio Marrocco, segretario provinciale del sindacato di polizia Silp Cgil, nel suo intervento durante l’evento “Legalità & Sicurezza”, che confermano la tendenza di alcuni politici a parlare di sicurezza unicamente in termini propagandistici o legati a scadenze elettorali, senza ascoltare i suggerimenti dei tecnici, ovvero di chi questo lavoro lo fa quotidianamente. È bene ricordare che “solo nel febbraio scorso si è tenuto il primo concorso pubblico aperto anche all’esterno dal 1997, perché dal 2010 al 2017 l’unica forma di accesso alle forze dell’ordine era tramite la carriera militare – continua Marrocco – In questo modo, come polizia di stato, abbiamo perso circa 25 mila unità negli ultimi dieci anni, provocando una diminuzione anche del personale femminile”.

Nonostante i troppi segni meno “con sforzi abnormi abbiamo tenuto. Superando momenti difficili di ordine e sicurezza pubblica. Non dimentichiamo che qui nel 2016 c’è stata la più alta concentrazione di manifestazioni politiche”. Il segretario provinciale ci tiene infatti a rassicurare i cittadini: “Firenze non è una casba, grazie alle forze di polizia, che riescono a garantire la vivibilità su livelli abbastanza alti rispetto alla media nazionale”. Questo però non significa abbassare la guardia, continuando a percorrere la strada della politica dei tagli indiscriminati: “i mezzi per assicurare la legalità e la sicurezza a Firenze non sono appropriati indipendentemente dal numero di reati commessi, data una una presenza di turisti che sfiora i 13 milioni l’anno e una concentrazione di abitanti abbastanza elevata in alcuni punti nevralgici di una città ormai cosmopolita”, spiega. Quando si parla di sicurezza spesso si associa al termine repressione, mentre “la sicurezza si assicura essenzialmente con la prevenzione, perché quando si arriva al momento della repressione vuol dire che qualcosa (in termini di prevenzione) non ha funzionato”.

La prevenzione, come tutto del resto, ha un costo. “A noi mancano, oltre alle macchine, anche le radio, perfino la carta igienica, quella per la stampante o il toner della fotocopiatrice, quando c’è un appalto che prevede la manutenzione costante e continua dell’apparecchio – lamenta Marrocco – Queste sono le cose che fanno arrabbiare tutti, ma ormai non c’è più la forza di arrabbiarci, siamo nella fase di assuefazione. Bisogna rimettere al centro la sicurezza, perché la storia di questo Paese ci dice che abbiamo bisogno di sicurezza, di legalità di giustizia. Perché altre problematiche come lo sviluppo economico vengono frenate anche dall’immagine negativa che il nostro Paese ha nel mondo”. Firenze, come altre città italiane, a detta dello stesso Marrocco, vanta purtroppo una presenza criminale elevata, in termini di criminalità organizzata, più che di microcriminalità. Un aspetto del resto meno visibile ai cittadini, in quanto sottolineato in maniera minore dalla stampa locale, più propensa a gridare all’allarme davanti a furti o borseggi. A questo proposito il segretario provinciale del sindacato di polizia Silp Cgil mette in evidenza la distinzione tra sicurezza e percezione della stessa. E conclude il suo intervento proponendo la ripresa del progetto da tempo abbandonato del poliziotto di quartiere, la cosiddetta polizia di prossimità, che rappresenta lo Stato vicino al cittadino.