Gli antidoti alla delinquenza secondo Leggiero

Sine cura, ovvero senza preoccupazione. Parte dall’etimologia della parola sicurezza, l’intervento di Domenico Leggiero al convegno “Legalità & Sicurezza”, per analizzare questa tematica in tutte le sue sfaccettature. “Perché trattandosi di un concetto così ampio, potrà essere risolto esclusivamente con una perfetta sinergia tra politica e braccio operativo”.

Proprio riguardo all’operato delle forze dell’ordine, Mimmo si rivolge a Marrocco: “È stato elegantissimo il funzionario, ha fatto solo un accenno alle gravi lacune che hanno, senza parlare dei suoi colleghi che lavorano quasi a titolo gratuito, perché non ci sono più i soldi nemmeno per lo straordinario, o che utilizzano le proprie vetture per fare i servizi, si portano perfino il computer da casa per poter lavorare. Questo è un qualcosa che la politica deve sapere e deve conoscere, ok?” Poi il maresciallo in congedo affronta la distinzione tra sicurezza percepita e sicurezza reale: “Molto spesso la sicurezza percepita viene utilizzata per poter creare quelle condizioni affinché chi delinque, non per strada, ma su altri e alti livelli, possa farlo in modo indisturbato”.

Allarga il campo di analisi dal nostro Paese all’Unione Europea, con una premessa: “Non ho avuto l’onore di essere stato un poliziotto o un carabiniere, nella mia vita ho fatto il pilota militare, ma conosco l’aspetto sicurezza”. Racconta Leggiero che “un bel giorno arrivò qualcuno dall’Europa e ci disse adesso l’Europa diventerà un Paese unico, bisogna andare ad individuare le eccellenze in ogni Paese affinché si costituisca una forza di polizia internazionale che porti pace e serenità a tutti. Fantastico! Peccato che non sia successo nulla di quello che dicevano. Correva l’anno 1992 ed ero un giovane ufficiale in servizio, affascinato da questo obiettivo immenso, che poi si è rivelato una meteora mai caduta. Mi sono avventurato in questa operazione che mi ha dato modo di conoscere come viene recepita la sicurezza in altri Stati, ovvero in maniera totalmente diversa da come la concepiamo noi”.

La mancanza di sicurezza non ha mai da una sola causa: “Abbiamo sentito parlare di immigrazione, droga, delinquenza ad alti livelli, ma non si posso dare tutte le colpe all’immigrazione. Se questa fosse controllata, probabilmente il problema sicurezza sarebbe inferiore – esemplifica Leggiero – Così come se, nonostante la diminuzione in termini numerici delle forze operative di polizia, tutti gli arresti fossero stati rispettati, non sarebbe necessario un maggior numero di poliziotti”.

Affrontando il grave problema della certezza della pena, l’ispettore internazionale CFE lamenta l’inutilità del servizio delle forze dell’ordine: “Questi ragazzi stanno sul territorio dalla mattina alla sera, rischiano la vita fanno degli arresti, poi portano tali soggetti davanti ad un giudice che dopo 48 ore li libera”. Non bisogna infatti dimenticare che sicurezza significhi anche certezza della pena, “attraverso regolamenti che partendo dal comune per arrivare al governo, diano la garanzia agli operatori sul territorio che tutto ciò che fanno sia quanto meno tutelato, rispettato”.

Firenze non ha un coefficiente di delinquenza preoccupante, ma “è presente quella percezione di insicurezza, e non di sicurezza, che ci dà l’idea di vivere in una città priva di garanzie”. Si rende perciò necessaria la collaborazione tra politica e forze dell’ordine: “se le amministrazioni, e Firenze purtroppo è un esempio negativo in questo senso, se la stessa politica, riuscisse a costruire un tavolo della sicurezza con il prefetto, il sindaco e tutte le forze dell’ordine coinvolte, riuscirebbe a rispondere alle esigenze degli operatori e non a imporre le proprie linee politiche, molto probabilmente aumenterebbe il grado di sicurezza e l’elemento delinquenziale andrebbe nel tempo a scemare”.

Leggiero si domanda per quale ragione a Firenze si registri il flusso contrario: “Sarà un caso che con l’aumento della microcriminalità, aumenti anche la macrocriminalità? Sarà un caso che le forze dell’ordine impegnate sul territorio debbano per forza di cose trascurare i movimenti bancari, i grandi appalti e le grandi opere? Ma se davvero ci fosse una situazione di sicurezza stabile sul territorio e tutte le forze dell’ordine adesso utilizzate per dare un senso di sicurezza al cittadino, si concentrassero su quello che è il malaffare ad altissimi livelli, voi pensate che saremmo in queste condizioni?” Dei punti interrogativi su cui tutti siamo chiamati a riflettere.