Esperti Politicanti? Quote latte

Sovente viene rinfacciato ai 5 Stelle, l’inesperienza e talvolta la maturità.
I nostri parlamentari sono andati a guardare (tra le tante cose) a cosa sono dovute le multe che l’Europa ci commina periodicamente scoprendo che…
Che paghiamo multe non dovute. Lesinano soldi alla Sanità, e pagano multe non dovute?
Ad esempio la questione delle quote latte, per cui veniamo regolarmente multati da 30 anni:

L’Italia ha pagato all’Europa circa 30 milioni di euro di multa per le quote latte, solo per quanto riguarda l’annata 2014-15. Erano soldi davvero dovuti dai nostri 2040 allevatori che li hanno sborsati? Dopo aver fatto una ricerca presso l’istituto Zooprofilattico di Teramo detentore della Banca nazionale del bovino, e dall’incrocio delle due banche dati del ministero delle Politiche agricole e del ministero della Salute sono emerse situazioni critiche.

Le multe pagate all’Europa non erano dovute. Il ministro dell’Agricoltura sapeva? L’Agea con le sue sedi regionali, i centri di assistenza agricola, le associazioni di allevatori, perché non hanno mai fatto chiarezza?

Dai numeri della ricerca portata avanti dal portavoce in Senato Luigi Gaetti, in oltre un anno e mezzo, appare evidente che in Italia vi siano una serie di anomalie, sulle quali sarebbe opportuno procedere con delle indagini. I dati sono stati presentati alla commissione parlamentare Antimafia e sono confluiti anche in un esposto consegnato al procuratore Pignatone. Oggi vengono presentati in conferenza stampa con i portavoce Lugi Gaetti, Danilo Toninelli e Marco Zullo.

Appare evidente che in Italia qualcosa non funziona, perché non ci sono vacche a sufficienza per produrre la quantità di latte dichiarato.

A questo punto i casi sono due: se consideriamo giusta la quantità di latte dichiarato all’Europa, significa che per una parte viene importato dall’estero e spacciato per italiano, commettendo una frode commerciale. Se invece è il numero delle vacche presenti il dato giusto, non ci poteva essere una sovrapproduzione e pertanto le multe non erano dovute.

Dobbiamo ricordare che queste multe hanno indotto la chiusura di diversi allevamenti (nel solo 2015 secondo Coldiretti hanno chiuso poco più di 1000 aziende da latte) ed in alcuni casi i conduttori si sono suicidati.

Secondo i dati forniti dal Ministero delle Politiche agricole ed AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), la produzione di latte in Italia nell’annata 2014-2015, avrebbe superato il quantitativo stabilito dalla Comunità Europea di circa 1 milione di quintali, avrebbe dovuto essere 109 milioni di quintali mentre ne sono stati dichiarati 110 milioni. Questo sforamento ha comportato una multa per i nostri allevatori di circa 30 milioni di euro.

La Banca Nazionale del Bovino, certificata dalla Comunità Europea, perfettamente funzionante con elevati standard qualitativi, registra analiticamente i 30451 allevamenti italiani di vacche da latte distinti dagli allevamenti di vacche da carne. I capi equivalenti presenti nell’annata in esame erano 1.387.575, troppo pochi per produrre il quantitativo di latte dichiarato. Pertanto le multe che hanno pagato gli allevatori non erano dovute.

rafforzare la nostra denuncia concorre anche un secondo modo di contare i capi e cioè in base al numero delle marche auricolari (orecchini) dei nuovi nati (perché come tutti sappiamo una vacca produce latte dopo aver partorito): quindi tanti nuovi nati, circa 1.225.000, altrettante vacche che producono latte. Anche questo dato conferma l’impossibilità che in Italia si siano prodotti 110 milioni di quintali di latte, visto che da questo calcolo le vacche sono ancora meno di quelle registrate nella Banca Nazionale del Bovino.

Altra anomalia degna di nota è il fatto che tra i 30451 allevamenti produttori di latte, 1343 avevano cessato l’attività prima del aprile 2014 e 50 di essi risultavano senza capi di bestiame. Inoltre risultano operanti 184 aziende che dichiarano di produrre 292558 quintali di latte ma hanno le stalle vuote.

La qualità del latte è valutata in base alla percentuale di grasso presente (mediamente intorno al 3,70%). Ci sono invece 327 allevamenti che producono un latte con percentuali di grasso irrisorie, verrebbe da dire “parzialmente scremato”, il che è impossibile.

Questo stratagemma fraudolento permette di dichiarare un minor quantitativo di latte prodotto e quindi di rientrare nei parametri richiesti.
Impressiona che nessuno degli istituti coinvolti: Ministeri, AGEA con le loro sedi regionali, Centri di Assistenza Agricola, Associazioni di Allevatori abbia mai fatto chiarezza e si sia messo a verificare questi dati.

Stupisce come queste criticità siano state “urlate” più volte in Senato, il 6 maggio 2015 ed il 1 luglio del 2015 e nessuno sia andato a verificare quello che i nostri portavoce affermavano e che nessuno abbia mai smentito. Per queste ragioni chi ha sottaciuto dovrebbe seriamente prendere in considerazione le dimissioni, per decenza o per incapacità.

Grazie esperti parlamentari di Forza Italia, PD, Lega Nord, SEL etc etc…
Sicuramente con la nostra inesperienza sapremo fare meglio di voi.

Eduardo Piazza