Via libera agli OGM in Italia

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Una sentenza della Corte di giustizia europea riconosce alla Pioneer il diritto di distribuire mais OGM in Italia. Secondo il tribunale con sede a Lussemburgo, l’ingresso nel Paese di varietà già ammesse a livello comunitario non può essere bloccato da leggi statali o regionali.

La Corte di Giustizia europea si pronuncia “il nostro paese non può impedire la coltivazione di varietà già approvate a Bruxelles”

Uno Stato europeo non può impedire la coltivazione di Ogm già approvati dalla Commissione europea. Lo ha deciso la Corte di Giustizia europea, ha assestato un duro colpo all’Italia, tradizionalmente contraria all’adozione di organismi geneticamente modificati sui propri campi.

La Pioneer Hi-Bred (appartenente al gruppo DuPont) nel 2008 non ottiene l’autorizzazione dal Ministero italiano delle politiche agricole per coltivare i suoi ibridi di mais gm, appartenenti alla varietà M810. Si tratta di una coltivazione a quei tempi già iscritta nel Catalogo Comune Europeo, ma vietata dal governo italiano perché ancora mancano le norme regionali di coesistenza e di salvaguardia delle specie autoctone e dell’ambiente. In base a questa carenza normativa, il Mipaaf decide per tutto il paese il “no agli ogm”, ma la Pioneer Hi-Bred avvia un contenzioso passato dapprima dalla Giustizia amministrativa, poi al Consiglio di Stato, e infine alla Corte di Giustizia europea.

Lo scorso 26 aprile l’avvocato generale Yves Bot, per conto della Pioneer, aveva già considerato illegittimo il provvedimento del Mipaaf , infine è arrivata la sentenza definitiva da parte della Corte di Giustizia europea, con una pronuncia completamente a favore della Pioneer.

 Il diritto dell’Unione non prevede alcuna libertà per i 27 membri in materia di OGM. Se infatti l’autorizzazione accordata a livello Ue può essere contestata dal singolo Paese, sulla base di motivazioni scientifiche, rivolgendosi all’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, finora queste sono state, tendenzialmente, respinte. A quel punto lo Stato può ancora portare il caso all’attenzione degli altri Paesi, in sede di Consiglio, ma anche lì l’esito si è rivelato il più delle volte fallimentare.

Per lasciare più spazio agli Stati, la Commissione europea ha proposto di autorizzarli a presentare anche ragioni di ordine economico o sociale, e non più solo scientifiche, per contrastare il commercio e la coltivazione di organismi geneticamente modificati sul proprio territorio. Non è detto, però, che l’Efsa si riveli più sensibile a questi argomenti.

Un vero cambiamento verrebbe, invece, dal riconoscimento del diritto degli Stati e dei territori all’autodeterminazione in materia. Quell’autodeterminazione che la Rete delle regioni europee libere da OGM, riunite la scorsa settimana a Erfurt, in Germania, rivendica da tempo e che la presidenza danese dell’Unione, nel mese di marzo, ha provato, invano, a recuperare.

La proposta della Danimarca, che in sintesi punta a lasciare agli Stati la possibilità di limitare o vietare l’ingresso di organismi geneticamente modificati, è stata respinta, in sede di Consiglio, da un blocco di Paesi – tra cui Francia, Germania, Regno Unito e Belgio – e finora la nuova presidenza, cipriota, non ha ripreso l’iniziativa.

A Erfurt le regioni ‘OGM free’ hanno lanciato un appello: l’invito a una coalizione il più possibile ampia, che coinvolga consumatori, agricoltori, organizzazioni ambientaliste, per la libertà di scelta e la trasparenza in tema di organismi geneticamente modificati, a cominciare dal rivendicare norme comuni per l’etichettatura dei prodotti derivati, come carni e latte. Una battaglia non più rinviabile

Rimane urgente la problematica relativa all’applicazione delle coltivazioni Ogm nel nostro paese, fortemente orientato all’agricoltura biologica e tradizionale.

Non è infatti possibile garantire che una coltivazione sia biologica o tradizionale se poco distante è presente un campo coltivato a Ogm: le contaminazioni accadono facilmente, e il costo di eventuali barriere e controlli sarebbe insostenibile per un settore già in difficoltà. L’Italia, insieme a Spagna e Svezia (e contro Belgio, Francia, Germania e Regno Unito), si è detta a favore di lasciare ai singoli Stati la libertà di adottare o meno gli Ogm sul proprio territorio.

Ma la sentenza a favore della Pioneer rende necessaria il prima possibile una normativa nazionale che regolamenti il settore.

Iniziative in difesa della propria sovranità alimentare si registrano in Tutta Italia.

Firenze si attiva e aderisce al progetto di DISOBBEDIENZA CIVILE per la Libertà dei semi tradizionali e del loro scambio. Il 7 ottobre, in piazza della Signoria dalle 16:30 alle 18:30.

Accogliamo l’appello lanciato da Vandana Shiva e SeedFreedom.